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Non è il tempo. È che ogni volta riparti da zero.

Le persone brave non scrivono un post al giorno. Ne scrivono sette in un pomeriggio.

Una wedding planner mi scrive alle 23 di un martedì. A quell'ora lì si scrivono le cose vere. "Non ce la faccio a stare dietro ai post. Torno a casa distrutta, apro Instagram, guardo il quadratino vuoto e lo richiudo. E il giorno dopo uguale."

Le ho chiesto quanto ci mette a scrivere un post. "Mezz'ora? Ma il problema è che devo farlo ogni giorno."

Ecco l'inganno. Non è la mezz'ora il problema. È che quella mezz'ora la paghi ogni volta da capo: riapri l'app da fredda, ripensi "e adesso cosa dico", ripeschi il tono. È il riavvio che ti sfinisce, non la scrittura. Come riaccendere il motore a ogni semaforo.

La verità che nessuno ti dice: le persone brave non scrivono un post al giorno. Ne scrivono sette in un pomeriggio e poi per una settimana non ci pensano più. Non perché siano più veloci: perché entrano nel discorso una volta sola, e quando sei già dentro il secondo e il terzo escono quasi da soli.

Il permesso di oggi: hai il diritto di non postare ogni giorno. Nessuno ti ha imposto quel ritmo. Puoi lavorare a blocchi, come già fai con tutto il resto del tuo mestiere.

La cosa da fare oggi: prenditi mezz'ora — una sola, questa settimana — e butta giù sette inizi di post. Solo la prima riga di ognuno. Averne sette davanti è dieci volte più facile che tirarne fuori uno dal nulla.

E se vuoi, quella mezz'ora falla con me: apri Genny, mi racconti sette storie e usciamo con sette post.

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