Ti nascondi dietro il "noi"? La gente compra l'"io".
"Noi" dà struttura. "Io" dà fiducia. E quando si tratta di soldi, vince la fiducia.
Un consulente, che lavora da solo da casa sua, mi dice tranquillo: "io preferisco il 'noi'. 'Il nostro team', 'i nostri servizi'. Sembra più serio, più solido. Da soli si fa brutta figura."
Lo capisco, quel riflesso. Il "noi" è una giacca più grande di una taglia: ti ci nascondi dentro e ti senti più grosso, meno esposto. Ma c'è un problema, ed è grosso.
La gente non si fida di un "noi". Si fida di un nome.
Pensaci da cliente. Quando cerchi un bravo commercialista, un avvocato, un artigiano che ti rifà il bagno — chiedi "sai un buono studio?" o chiedi "sai una persona brava"? Vuoi un nome. Vuoi sapere chi risponde al telefono, chi ci mette la faccia se qualcosa va storto. Il "noi" è un ufficio senza porta: non sai a chi bussare.
Il ribaltamento: "noi" dà struttura, "io" dà fiducia. E quando uno deve tirare fuori i soldi e fidarsi, la fiducia batte la struttura ogni volta. Il tuo essere solo non è una debolezza da mascherare. È il tuo vantaggio: sei tu, in persona, non un call center.
Il permesso di oggi: puoi tenerti il "noi" dove serve — nei contratti, sul sito istituzionale. Non devi buttare via tutto.
La cosa da fare oggi: prendi la tua bio, o l'ultimo post, e riscrivilo passando dal "noi" all'"io". "Offriamo consulenze" diventa "ti aiuto a". Rileggilo ad alta voce: senti quanto suona più vicino. Vuoi provarci senza sentirti a disagio? Apri Genny, incolla il testo e lo giriamo insieme.
